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Settore Nautico
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Alcune informazioni dal settore nautico

corsi nautici di Reparto, che con le dovute attenzioni e collaborazioni sono proposti annualmente dal Settore, nei vari Dipartimenti, coprono le diverse esigenze dei ragazzi nel loro percorso di avvicinamento e successivo perfezionamento tecnico-pratico.

Essi costituiscono per gli Reparto occasioni specifiche di crescita, e sono momenti importanti nel cammino di progressione personale.

Si svolgono nello spirito dell'impresa, della progettualità, del confronto, della condivisione, dell'impegno gioioso e della verifica di quanto si è appreso e concretamente sperimentato.

Il corso di avviamento costituisce la traduzione nautica della 1° e 2° tappa

vale a dire della scoperta e della responsabilità. La durata è generalmente di 4/5 giorni.

In esso sono favorite le attività nautiche primarie che stimolano le personali capacità del ragazzo e della ragazza, mettendoli in condizione di poter scoprire un nuovo ambiente, dove potranno sperimentare, misurandosi in momenti di crescita e responsabilità propria.

Al corso di avviamento si forniscono ai ragazzi approcci graduali e corretti all'ambiente acquatico, ed esperienze occasionali/occasionate, che permettano loro di scoprire Dio in un rapporto più intimo, collegando l'ambiente e l'attività stessa ad intensi momenti di catechesi..

Il corso di competenza è rivolto ai ragazzi e alle ragazze in cammino verso le tappe dell'autonomia e dell'animazione, in possesso di alcune specialità specifiche o con una buona esperienza acquisita. Offre l'occasione, ed è il momento privilegiato, per affinare uno specifico ambito di competenza attraverso l'approfondimento ad alto livello di una tecnica. Gli esploratori e le guide imparano a condurre un'imbarcazione con responsabilità. Acquisendo competenza maggiore, raggiungono l'autonomia e si fanno animatori e proponenti verso ogni altro componente dell'equipaggio .

Al corso di competenza, che dura solitamente 6/7 giorni, si forniscono ai ragazzi opportunità adeguate per sperimentare sino al raggiungimento di sicurezza e coordinamento nelle proprie mansioni e manovre per non mettere a rischio la propria incolumità e quella degli altri, infatti nelle attività nautiche la competenza non è soltanto una tappa da raggiungere ma è un requisito necessario.

Il cammino di catechesi è formulato in riferimento alle attività ed ai contenuti della proposta, compatibile alle esigenze del ragazzo, adeguato alla progressione personale ed alla sensibilità dei singoli.

L'equipaggio, la squadriglia, l'alta squadriglia.

Le squadriglie nautiche sono dette tradizionalmente anche equipaggi. Nello svolgimento delle attività nautiche i reparti possono suddividere gli Reparto in più equipaggi, in base al tipo di imbarcazioni in uso e alle competenze richieste per la loro conduzione.

Per l’ambiente in cui si opera, per le particolari attività e per i mezzi usati, la nautica offre le occasioni e le possibilità di responsabilizzare in prima persona tutti gli esploratori e le guide di un equipaggio, impegnandoli in incarichi ad ampio respiro, proporzionati alla tappa vissuta da ciascuno. Nell’arco del tempo che ogni ragazzo e ragazza vive nella squadriglia, dovrebbe avere la possibilità di ricoprire tutti gli incarichi poiché a ciascuno corrispondono impegni concreti necessari all’apprendimento delle tecniche di navigazione: per questo ogni incarico può essere mantenuto per almeno sei mesi e sarà assegnato a ciascun esploratore o guida dal Consiglio di squadriglia.

Tipici incarichi in una Sq. nautica:

  1. Segretario: tiene aggiornato il "giornale di bordo di Squadriglia", cioè la cronaca della vita di sq. arricchendola con disegni, foto, canti ecc. Conserva le relazioni delle varie imprese e le illustra ai nuovi arrivati, favorendone l'inserimento a livello di spirito e tradizioni di sq.
  2. Cassiere: gestisce la cassa di sq, ritira le quote e provvede alle spese. Cura con ordine il libro dei conti. Idea e propone le iniziative di autofinanziamento alla Sq.
  3. Magazziniere: garantisce la conservazione, l'ordine e l'efficienza di tutto il materiale da campo, di gioco e di lavoro della squadriglia. Tiene un inventario del materiale e propone gli acquisti di quello mancante o fuori uso.
  4. Mastro d'ascia: cura l'efficienza e la manutenzione delle imbarcazioni e degli altri mezzi navali affidati alla squadriglia. Li Controlla periodicamente e riferisce alla sq. sul loro stato.
  5. Mastro velaio: garantisce la conservazione, l'ordine e l'efficienza di tutto il materiale nautico, curando con particolare attenzione vele e cime. Tiene un inventario del materiale e propone la sostituzione di quello fuori uso.
  6. Salvataggio: cura la conservazione e l'efficienza della cassetta di pronto soccorso. Approfondisce le varie tecniche di pronto soccorso e di salvamento a nuoto. E' responsabile durante ogni uscita in mare, dell'imbarco e dello sbarco di tutte le dotazioni di sicurezza dell'imbarcazione.

Anche le responsabilità affidate ai Capisquadriglia o ai Capi equipaggio sono notevoli. Essere capo oltre all’impegno di animazione verso ogni altro componente della squadriglia/equipaggio, permette a ciascuno di arrivare alla conquista del brevetto di Timoniere o Gabbiere, opportunità stimolanti ed utili nella formazione del carattere.

Le squadriglie o equipaggi nautici assumono i nomi suggeriti da B.-P. prediligendo quelli di animali ed uccelli marini. Attualmente i nomi maggiormente utilizzati sono: albatros, aironi, cormorani, delfini, torpedini, squali, gabbiani, pellicani, pinguini, orche, foche, mante. Rispetto al guidone tradizionale, sulla bandierina bianca è riportata la sagoma dell’animale prescelto in blu e il guidone è sormontato dalla gaffa o mezzo marinaio che abitualmente viene utilizzato per scostare, accostare o mantenere ferma l’imbarcazione ad un pontile.

L’Alta squadriglia, momento offerto ai grandi del Reparto lungo il Sentiero di progressione personale, costituisce nelle unità nautiche un luogo privilegiato di incontro tra le specifiche competenze acquisite dai grandi e il desiderio di avventura ed impegno più forte che la nautica stessa propone. La navigazione in barca a vela, in canoa – magari con pernottamento -, la discesa fluviale in rafting, diventano possibili avendo a che fare con un numero limitato di esploratori e guide. L’attenzione sarà sempre quella di non proporre ai grandi del Reparto l’Alta squadriglia come ambiente privilegiato: questa esperienza, non dimentichiamolo, nasce come risposta alle esigenze di crescita degli esploratori e delle guide e non come struttura dove vivere attività più allettanti rispetto a quelle vissute in Reparto.

I reparti nautici e ad indirizzo nautico

Tre, quattro squadriglie, di sei/sette esploratori o guide, compongono un Reparto nautico, che si caratterizza, rispetto ai reparti che prevalentemente svolgono attività sulla terraferma, per la precisa scelta di ambientare la maggior parte delle proprie attività in acqua, sfruttando l’ambiente e le tecniche marinaresche.

Possiamo individuare quattro condizioni per poter definire un Reparto nautico:

  1. disporre di mezzi adeguati, in buono stato e accessibili ad esploratori e guide;
  2. impegnarsi ad utilizzare usualmente tali mezzi;
  3. garantire la presenza di persone competenti durante le attività in acqua;
  4. rispettare assolutamente le norme di sicurezza.

Più concretamente il Reparto Nautico deve avere la possibilità di raggiungere facilmente l’acqua e di svolgere in essa buona parte delle proprie attività sfruttando le potenzialità del proprio ambiente ed utilizzando le tecniche nautiche a scopo educativo. Deve disporre di mezzi navali adatti gradualmente alle competenze degli Reparto (es. canoe, lance a remi, FJ, Trident, Caravel, ecc.), capaci di navigare con sicurezza in laghi, mari e fiumi.

Capi ed istruttori tecnici, competenti, proporranno agli Reparto attività avvincenti ed adeguate alla loro preparazione, sia per non deluderne le aspettative con attività di poco conto, sia per non metterne a repentaglio l’incolumità fisica.

Reparto ad indirizzo nautico si dice di quelle unità che intenzionalmente stabiliscono, nel loro programma, di valorizzare le potenzialità educative dell'elemento acqua, sviluppando con continuità e progressiva e graduale competenza le tecniche nautiche.

Il Reparto ad indirizzo nautico intraprende con serietà un cammino in riferimento anche alle caratteristiche del proprio territorio, partendo dall'intenzione di rendere la nautica complementare alle attività più usuali. Non potrà certo essere ad indirizzo nautico un reparto senza possibilità di accesso a laghi, a fiumi o a mari; questi dovranno essere sufficientemente vicini da permettere ai ragazzi dell'unità di intraprendere un cammino di perfezionamento. Anche i mezzi e le imbarcazioni si adegueranno alle esigenze crescenti. I ragazzi ed i capi si perfezioneranno nel perseguire un itinerario delineato dalla programmazione; il progetto dell'unità sarà caratterizzato da questa scelta destinata a consolidarsi nel tempo.

La Progressione Personale

"Una gita in barca è simile al viaggio della vita". (B.-P. SVS pag. 11)

La progressione personale nelle unità nautiche viene vissuta con gli stessi criteri praticati in tutti gli altri Reparti, orientata alla Partenza, e vissuta nello stile del gioco e dell’impresa. Le uniche variabili riguardano alcune mete che segnano le Tappe degli scout nautici.

I ragazzi e le ragazze che entrano nei Reparti nautici, con la Promessa diventano degli scout o delle guide e, solo in un secondo momento, diventano nautici. Questa specifica che consente di portare sotto il distintivo associativo il fregio di scout nautico, costituisce sul piano della progressione personale un primo importante passo per tutti coloro che fanno parte di un’unità nautica; lo si ottiene dimostrando alla comunità di Reparto di aver acquisito il "piede marino". Questo richiede sia l’acquisizione di capacità tecniche, come il saper nuotare bene, il sapersi muovere su un’imbarcazione con naturalezza in ogni situazione (comprese quelle di pericolo), sia capacità spirituali legati a saper ascoltare, all’obbedienza, all’ordine. Questa fase della progressione personale avviene tra la prima e la seconda tappa, dopo un buon campo nautico o un corso di avviamento alla nautica, durante il quale gli Reparto abbiano dimostrato di aver raggiunto questo primo obiettivo.

Il vero, importante traguardo, resta però quello di diventare "capo equipaggio". Nei Reparti nautici, oltre che ai Capisquadriglia, a tutti gli esploratori e guide è data questa possibilità di ottenere il comando e la condotta di una imbarcazione. E’ un’esperienza quella di capo equipaggio che consente di responsabilizzare i più grandi nella gestione delle imprese mettendo concretamente a disposizione di tutti, in spirito di servizio, le competenze acquisite. E’ una responsabilità <> legata non solo all’attività e al mezzo di navigazione, ma anche alle persone presenti sull’imbarcazione. Questa fase della progressione personale avviene tra la terza e la quarta tappa, quando esploratori e guide hanno acquisito il brevetto di competenza di Gabbiere o di Timoniere, ossia quando sanno "guidare la propria canoa", hanno l’abitudine di gestire se stessi senza l’intervento di adulti, hanno fatto propri i valori della fiducia, della scelta, della consapevolezza.

Circa la competenza, nei Reparti nautici il sentiero per il conseguimento di una specialità o di un brevetto nautico è particolarmente importante in quanto la competenza richiesta nella conduzione di un’attività in acqua è un elemento non opzionale. Dall’acquisizione del "piede marino" al raggiungimento di un brevetto di competenza, il sentiero è contrassegnato dalla progressiva conoscenza delle proprie capacità e dal riconoscimento della necessità di migliorare le proprie competenze per poter vivere e far vivere a tutta la squadriglia/equipaggio l’avventura nautica.

 

L’impresa e la vita all’aperto

La presenza dell’acqua crea un’atmosfera tutta particolare, dove ragazzi e capi sognano e progettano tutta una serie di attività che vanno dal semplice bagno ai tuffi, alle gare di voga, all’esplorazione di un fiume, alla pesca, ai grandi giochi.

Un vecchio proverbio marinaio dice: "guarda sempre lontano e sogna, sempre con i piedi per terra". Questo per ricordare che in mare i nostri sogni possono essere grandi,

senza orizzonti e confini, ma pieni di rischi e di difficoltà che richiedono progettazione e preparazione, esperienza e tecnica, per affrontarli con sicurezza e in autonomia. L’attività in acqua è scuola di autocontrollo oltre che un buon esercizio fisico. Sull’acqua il pericolo non è finzione e questo serve a rinforzare coordinamento e disciplina, coesione e spirito di squadra. Sull’acqua l’"Estote Parati" acquista un valore tutto suo. Il principio resta sempre quello che protagonisti di imprese e giochi restano i ragazzi e le ragazze dell’unità.

Il programma di unità risentirà di questa caratterizzazione e, d’altra parte, diventano necessarie alcune attività "minime" attraverso le quali prepararsi a grandi avventura. Attività, sia chiaro, vissute sempre con lo stile del gioco e dell’impresa. Giornate in piscina, per svolgere un utile corso di nuoto, da integrare con prove di apnea, salvamento, preparazione fisica o partite di pallanuoto; giochi di segnalazione, semaforica o radio, tra terra e lago o mare (magari con una preda emettitrice che si muove in canoa lungo il fiume e che bisogna individuale e "colpire"); campi – anche invernali – e uscite in un ambiente nuovo e affascinante come può rivelarsi quello marino nelle stagioni fredde; giochi da tavolo sulle andature per l’apprendimento di nozioni teoriche sulla navigazione a vela; giochi in cui riprendere le nozioni topografiche con gli approfondimenti del navigante.

Rendere la squadriglia/equipaggio responsabile della gestione di tali attività di Reparto può essere una fase del cammino verso la specialità nautica di squadriglia, genericamente rivolta all’ambiente, alla cultura, alle attività in acqua più disparate; oppure alla specialità di gabbieri, più specifica, con riguardo alla navigazione a vela, alle dotazioni, alla sicurezza in mare, al salvamento e alla meteorologia.

Nello specifico, giochi, imprese, uscite, campi, si realizzano a seconda dell’ambiente, del tipo di costa, del piccolo o grande porto, del lago o del fiume, oltre che dei ragazzi e delle ragazze dell’unità e della tradizione più o meno nautica, in riferimento al tipo di evento e della stagione interessata.

La Catechesi Nautica.

Ancora poche parole per chiarire che il cammino di catechesi che lo scautismo nautico propone ai ragazzi non si discosta affatto dai normali percorsi che, nelle rispettive branche, privilegiano in Agesci la scelta di fede e la testimonianza che di essa si vuole dare. Quello che può diversificare la proposta è l'ambientazione nautica per i momenti forti: Le veglie, i riferimenti nei canti e nelle preghiere, i brani di Vangelo che vedono Gesù protagonista di scene di pesca vivere tra pescatori, dove le imbarcazioni e la vita marinaresca sono elemento di spicco.

Proporre ai ragazzi di vivere sulle rive del lago o del mare momenti di riflessione, di catechesi occasionale od occasionata, permette loro di rimanere particolarmente coinvolti emotivamente e permette ai capi ed agli assistenti di offrire loro momenti di particolare intensità e di grande comunione.

Si può pensare a questo proposito a veglie notturne in barca, accompagnate dallo sciacquio dell'acqua ed alla dolcezza di essere trasportati dalle onde, partecipi della natura e degli elementi naturali. L'acqua, il vento, il moto ondoso, la notte, fanno ben vivere la piccolezza dell'uomo davanti al creatore. nel ragazzo l'equilibrio tra intelligenza e capacità tecnica rafforza la consapevolezza di essere parte del disegno di Dio. Non servono parole in questi casi, aver scelto di armare una barca ed uscire in mare a cercare la parola del Signore sul mare con la lettura di un brano di Vangelo è una scelta eloquente. Il solo fatto di essere partecipi e protagonisti nella preghiera è significativa testimonianza.

L'idea del mare o del lago che si vuole passare ai ragazzi è nettamente anticonsumistica. L'aspetto che si vuole evidenziale è quello valoriale, che fa crescere amando, valorizzando e salvaguardando l'ambiente che Dio ha voluto per noi uomini.

Celebrando la magnificenza del creato i ragazzi si relazionano e si inseriscono nel grande progetto del Creatore e del creato, scoprono l'armonia della perfezione. Si evidenziano sull'acqua i limiti da conoscere e da superare, si contempla il creato e la bellezza di cui si è parte attiva sotto l'immenso cielo stellato, piccola goccia nel grande oceano di acqua… mentre Lui da lassù ci guarda con amore.

 

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